martedì 31 marzo 2009

proviamo a prendere coscienza??

La crisi economica, per forza di cose, è l’argomento centrale di ogni disquisizione dai bar ai telegiornali.
La crisi economica fa anche la parte del capro espiatorio per qualunque problema ci affligga, se nel condominio non si cambiano le lampadine è colpa della crisi economica e se in Università finisce la carta per stampare è colpa della crisi economica… senz’altro, ma non credo sia solo a causa della crisi economica che il nostro paese stia andando a rotoli.
Penso che alle spalle di questa situazione ci siano anni e anni di crisi, ma non economica, ideologica. Non sarò ne la prima ne l’ultima a dirlo ma l’Italia non rispecchia, o comunque rispecchia poco gli italiani.
Credo che il problema più grande sia l’ignoranza, e non che l’Italia sia un popolo di ignoranti, piuttosto chi detiene il potere nel nostro paese ama rivolgersi, e ottenere consenso, dalla componente ignorante della popolazione. Sia chiaro, con ignorante intendo semplicemente che ignora.
Ricordo quando da piccola papà mi diceva che era fondamentale studiare la storia per poter andare avanti, e non ricadere negli errori del passato; se Napoleone avesse avuto una seconda possibilità forse non avrebbe perso Waterloo, per logica studiando gli errori già commessi non dovremmo ripeterli.
Tuttavia, nel 2009 c’è ancora chi spunta da un pulpito benedicendo i suoi prostrati sostenitori, regalando loro le sue parole elegantemente confezionate, chi non tollera nessuna forma di opposizione, chi incita a piegare le istituzioni (su cui si fonda la nostra Repubblica) anzi che a rispettarle, chi vuole arrivare al 51% per guidare il paese e controllare anche l’informazione, chi, e poi chiudo, consiglia di lavorare in nero e suggerisce di non pagare le tasse per potersi permettere le vacanze a Porto Cervo, quasi fosse un valore imprescindibile.
Dico che si rivolge a coloro che ignorano, perché solo in questo modo posso spiegarmi il consenso..
Mussolin… ma ancora prima l’assolutismo del Re Sole, hanno portato a poco di buono, eppure sembra che l’Italia ci tenga a ripetere le esperienze più tragiche.
Sono demoralizzata, quando leggo che una testata come il Guardian esce con un editoriale dal titolo “l’Italia, l’ombra del fascismo” in cuor mio dico proprio l’Italia? Dove hanno combattuto i partigiani, dove la Repubblica si è fondata sul principio della lotta al fascismo? Si quell’Italia.
Quest’Italia.
Sono ancor più demoralizzata quando vedo la mia generazione allo sbaraglio, senza futuro, quando vedo i tagli che costano il posto di lavoro a quelli che il loro lavoro lo fanno con il sudore.
Sono demoralizzata a sentir parlare l’onorevole Calabria nel suo impeccabile tailleur bianco..
Proviamo a prendere coscienza?

martedì 10 marzo 2009

LEVIATANO di Paul Auster

“la vita di ciascuno è in totale balia del caos”
Questa è la frase riportata sulla copertina del libro in questione, e questa, credo, sia la frase che meglio rispecchia la storia che vi è raccontata.
Paul Auster, uno dei grandi narratori contemporanei, riesce a guidarci nelle vite dei suoi personaggi facendocene cogliere molti dettagli.
È una storia fatta di dettagli, si rischia di perdere il senso generale di quello che sta accadendo, perché è appunto in balia del caos.
Il lettore deve appigliarsi ai dettagli, alle indicazioni, è un romanzo fatto di indicazioni, i passi dei protagonisti si seguono strada facendo, scoprendo che dietro l’angolo non c’è mai ciò che sarebbe logico trovarci.
I personaggi sono talmente ben studiati che, superata la fase iniziale, entrano a far parte di noi arricchendoci delle loro esperienze, sia positive che negative.
In questo libro sono presenti stati d’animo, dall’euforia alla depressione, sono presenti eventi che galleggiano nel tempo, sono presenti il bene ed il male, ma accuratamente mascherati non si fanno riconoscere, sfuggendo ad ogni giudizio.
Per certi versi è stata una lettura pesante, le pagine sono dense, fanno riflettere, un po’ si legge e un po’ si riflette, ma sicuramente è un romanzo che non può lasciare indifferenti. La scrittura di Auster mi ha veramente stregata, è un libro assolutamente appagante, chiudendolo senti di avere dentro qualcosa, credo sia proprio questa la sua forza.

Una curiosità è che Auster nel costruire il personaggio di Mary Turner, fa riferimento biografico all’artista francese Sophie Calle, tra il due talentuosi artisti nasce un connubio di grande successo; la figura di Sophie Calle merita di essere indagata, quanto il lavoro di Auster, in quanto specchio della nostra contemporaneità.

Dal punto di vista della trama credo sia estremamente difficile da riassumere, o spiegarla in altre parole…
L’io narrante si altalena tra i due protagonisti conosciutisi in maniera del tutto casuale, danno il via libera al caos che si impadronirà totalmente delle loro vite, facendogli seguire percorsi assolutamente irrazionali.
Sono due scrittori, due uomini abbastanza maturi, vivono tra new York, il Vermont e qualunque luogo li attragga. La linea principale, vede uno dei due come io narrante, raccontare le avventure dell’altro: Ben, i suoi conoscenti, personaggi in contatto con entrambe le figure, il suo tormento d’animo che porterà all’evento eclatante di annullamento della sua personalità, per vivere la vita di qualcun altro, qualcun altro la cui vita è stata interrotta in circostante surreali. Ben crea mille identità per portarne avanti una, che non è la sua; è un personaggio debole ma coraggioso, folle e ardito…
La storia è raccontata con molte sfaccettature, molte versioni, la sua e quella di chi lo ha avvicinato.. se dicessi qualcosa di più toglierei gusto al romanzo, che merita veramente di essere l

martedì 3 marzo 2009


Cirano di Bergerac
di Edmond Rostand
commedia eroica in cinque atti in versi
traduzione di Mario Giobbe

La celebre opera teatrale di Rostand è stata pubblicata per la prima volta nel 1897, e quello stesso anno andò per la prima volta in scena a Parigi quando il suo autore era appena trentenne.
La storia di Cirano si ispira alla figura di Savinien Cyrano de Bergerac , uno dei più estrosi scrittori del seicento francese.

La trama è piuttosto semplice: Cirano è un giovane cadetto più abile con le parole che con la spada, il suo cuore brucia d’amore per la bella Rossana, ma lui stesso non si reputa degno di amarla a causa della sua bruttezza resa ancor più insopportabile dal suo lunghissimo naso che, come lui stesso dice “sempre di un quarto d’ora lo precede” .
È innamorato della bella Rossana, peraltro cugina di Cirano, un altro cadetto: Cristiano, di bellissimo aspetto e abile con la spada ma, certamente, senza il dono dell’eloquenza; anche Rossana è attratta dalla piacevole figura di Cristiano con cui, però, non ha mai avuto modo di parlare.
Cirano vuole che Rossana viva l’amore, ma non il suo sicuramente sincero ma troppo brutto per l’aggraziata fanciulla, decide quindi di dar voce al cuore dell’impacciato Cristiano, ed unire la sua splendida poetica alla bellezza del giovane. Rossana s’innamora del bel Cristiano e, dopo una serie di buffe situazioni, in una buffa circostanza, riesce a sposarlo.
Con il passare del tempo, e i due giovani partiti per la guerra, Rossana si rende conto di amare Cristiano a prescindere dal suo aspetto fisico, lo amerebbe anche se fosse brutto, bruttissimo, queste sono le sue parole; perché un giovane di così nobile cuore, che la fa sussultare con la dolcezza delle sue parole e delle sue lettere, non può che essere amato.
Nei fatti Rossana è innamorata di Cirano, e Cirano lo sa ma non ritiene comunque giusto rivelare la verità all’amata cugina, rimanendole sempre vicino in modo fraterno e vivendo il suo amore da una posizione distaccata.
Accanto alla struggente quanto comica vicenda d’amore, l’opera di Rostand presenta tutte le caratteristiche di un avventuroso romanzo di cappa e spada, non mancano i duelli, le sfide, la guerra e la vita “cameratistica” dei cadetti di Guascogna noti per il loro spirito festaiolo,
Rostand usa per ogni scambio di battute la rima baciata ed alterna un linguaggio romantico ed aulico, alle becere battute dei cadetti nello stesso modo in cui alterna le vicende d’amore toccanti e suggestive alle scene più comiche e bizzarre.
Nel complesso ne risulta un’opera estremamente fresca e guizzante, molto piacevole alla lettura.

Mi ha ispirato, per la lettura di questa sceneggiatura, la canzone Cirano di Francesco Guccini, canzone a cui sono particolarmente legata e che compie un’ottima sintesi ed analisi del capolavoro di Rostand.
Trovo, personalmente che Cirano sia un personaggio molto attuale, o che comunque rappresenti una situazione molto attuale; oggi siamo nel ecolo della comunicazione visiva, comunicazione che non viene quasi più fatta con le parole, ne scritte ne parlate, noi oggi comunichiamo con le immagini e siamo continuamente esposti all’influenza dei media.
Per tutti non l’aspetto esteriore e l’apparire sono importanti e tante volte viviamo in forte conflitto con il nostro corpo, tante volte, anche noi, come Cirano non ci sentiamo all’altezza di fare qualcosa o di amare qualcuno…
tutti noi abbiamo qualcosa che non ci piace nel nostro aspetto, ma quante volte ci fermiamo a riflettere su quello che è il nostro contenuto, su quanto valiamo davvero? Non lo so, non credo di essere l’unica ad essermi posta questo problema, ma quello che penso è che non sia giusto lanciare sempre la palla al “bello” della situazione e dovremmo vivere le gli eventi in prima persona, non come ha scelto Cirano, da un punto di vista distaccato.
È anche vero che in questo modo Cirano ha trovato la felicità, ha amato comunque la sua bella Rossana sapendo, in cuor suo, che anche lei lo amava…anche se in vesti diverse.
Concludendo, vale sempre la pena di amare, in qualunque modo lo si faccia anche un amore non corrisposto è amore, e come tale va vissuto.
Amiamoci e facciamoci amare senza temere dei nostri nasi!

Baricco, il teatro non è morto...

Scrivo questa lettera riferendomi all’intervento di Baricco pubblicato giorni fa su Repubblica, in cui lo scrittore sostiene che le scarse risorse pubbliche siano sprecate se investite in settori "morti", o quasi, come il teatro di prosa e lirico, i concerti e gli eventi culturali...
Baricco riterrebbe più opportuno finanziare con i soldi pubblici le scuole e la televisione, secondo lui, i veri mezzi con cui la "cultura" arriva ai giovani, considerando il teatro un prodotto riservato ad una elitè, lo vorrebbe lasciare nelle mani dei privati.

Stimando Baricco in quanto scrittore, preferisco pensare che il suo sia un puro atto provocatorio, in ogni caso, sia nel torto che nella ragione, ha offerto a tutti noi l’occasione per fermarci a riflettere sulla situazione culturale italiana.
Se lo scopo del "new deal" culturale ideato da Baricco è quello di creare una "cultura di massa" sicuramente i canali da prediligere sono scuola e televisione, diminuire i reality ed un certo tipo di programmi in favore di qualcosa di culturalmente più appagante e stimolante non è una cattiva idea, ma bisogna ricordare che la televisione è un contenitore e, in quanto tale propone una certa offerta; se il pubblico fa una determinata scelta, preferendo grande fratello a Piero Angela il problema è a monte.
Le scuole dovrebbero certamente fare qualcosa di più per avvicinare i giovani alla cultura, per ridare certi valori, per canalizzare l'interesse dei ragazzi su qualcosa di concreto, ma mi pare che questo sia più un problema sociale che non economico.
Se non erro lo Stato ha lo scopo tutelare in toto il patrimonio culturale, in questo senso, i fondi pubblici dovrebbero essere impiegati per renderlo accessibile a tutti, per promuoverlo e non per affossarlo.

Sempre nel suo articolo, Baricco sostiene che in un momento come questo il teatro sia un peso, sia riservato ad una stretta cerchia di intellettuali, per lo più anziani, che prediligono un repertorio monotono e poco accattivante...
Anche su questo punto credo abbia torto, io ho 24 anni a teatro ci sono sempre andata con grande entusiasmo, appassionandomi sia al repertorio classico che alle esperienze innovative, non penso di essere l'unica come non penso di far parte di qualche elitè.. credo semplicemente di essere stata accuratamente indirizzata ad un certo tipo di eventi.
Il punto è che bisogna avvicinare gli italiani alla cultura, farla uscire dallo stereotipo della cosa noiosa, questo vale per i teatri, i musei, i concerti.. e altro.
Indubbiamente la scuola e i mezzi di comunicazione di massa potrebbero aiutare in questa operazione, ma non credo assolutamente che debbano prendere il posto di qualcosa che vale veramente tanto e, che ha in se la potenzialità di arricchire noi stessi.
La “cultura di massa” a cui fa riferimento lo scrittore sarebbe sicuramente deleteria per la formazione delle nuove generazioni e frustrante per le altre; la televisione come mezzo di “acculturamento” non può essere adeguato, è un mezzo che non stimola i sensi, è asettica, è comoda, ucciderebbe la curiosità di qualunque individuo, senza contare che seguendo un percorso del genere si arriverebbe prestissimo alla globalizzazione della cultura, i media ci riempirebbero la testa con solo una delle tante facce della medaglia, facendoci perdere il senso della pluralità delle esperienze, e mostrandoci tutto da un solo punto di vista. La televisione è un ottimo strumento di divulgazione, ma si deve per forza andare oltre, deve attivare in noi una curiosità, non deve convincerci di essere appagati così..
Per fare un viaggio non è sufficiente guardare Licia Colò la Domenica pomeriggio!

Privilegiare la televisione a discapito del teatro per motivi economici sarebbe come, di fronte a problemi di spazio in un museo decidere di salvare Caravvaggio e distruggere perché attira più pubblico.
Seguendo il consiglio di Baricco il rapporto degli individui con la cultura potrebbe solo che peggiorare, e quell'elite, quella casta di intellettuali a cui fa riferimento non farebbe altro che arroccarsi in, sempre più piccoli, circoli chiusi.