martedì 3 marzo 2009

Baricco, il teatro non è morto...

Scrivo questa lettera riferendomi all’intervento di Baricco pubblicato giorni fa su Repubblica, in cui lo scrittore sostiene che le scarse risorse pubbliche siano sprecate se investite in settori "morti", o quasi, come il teatro di prosa e lirico, i concerti e gli eventi culturali...
Baricco riterrebbe più opportuno finanziare con i soldi pubblici le scuole e la televisione, secondo lui, i veri mezzi con cui la "cultura" arriva ai giovani, considerando il teatro un prodotto riservato ad una elitè, lo vorrebbe lasciare nelle mani dei privati.

Stimando Baricco in quanto scrittore, preferisco pensare che il suo sia un puro atto provocatorio, in ogni caso, sia nel torto che nella ragione, ha offerto a tutti noi l’occasione per fermarci a riflettere sulla situazione culturale italiana.
Se lo scopo del "new deal" culturale ideato da Baricco è quello di creare una "cultura di massa" sicuramente i canali da prediligere sono scuola e televisione, diminuire i reality ed un certo tipo di programmi in favore di qualcosa di culturalmente più appagante e stimolante non è una cattiva idea, ma bisogna ricordare che la televisione è un contenitore e, in quanto tale propone una certa offerta; se il pubblico fa una determinata scelta, preferendo grande fratello a Piero Angela il problema è a monte.
Le scuole dovrebbero certamente fare qualcosa di più per avvicinare i giovani alla cultura, per ridare certi valori, per canalizzare l'interesse dei ragazzi su qualcosa di concreto, ma mi pare che questo sia più un problema sociale che non economico.
Se non erro lo Stato ha lo scopo tutelare in toto il patrimonio culturale, in questo senso, i fondi pubblici dovrebbero essere impiegati per renderlo accessibile a tutti, per promuoverlo e non per affossarlo.

Sempre nel suo articolo, Baricco sostiene che in un momento come questo il teatro sia un peso, sia riservato ad una stretta cerchia di intellettuali, per lo più anziani, che prediligono un repertorio monotono e poco accattivante...
Anche su questo punto credo abbia torto, io ho 24 anni a teatro ci sono sempre andata con grande entusiasmo, appassionandomi sia al repertorio classico che alle esperienze innovative, non penso di essere l'unica come non penso di far parte di qualche elitè.. credo semplicemente di essere stata accuratamente indirizzata ad un certo tipo di eventi.
Il punto è che bisogna avvicinare gli italiani alla cultura, farla uscire dallo stereotipo della cosa noiosa, questo vale per i teatri, i musei, i concerti.. e altro.
Indubbiamente la scuola e i mezzi di comunicazione di massa potrebbero aiutare in questa operazione, ma non credo assolutamente che debbano prendere il posto di qualcosa che vale veramente tanto e, che ha in se la potenzialità di arricchire noi stessi.
La “cultura di massa” a cui fa riferimento lo scrittore sarebbe sicuramente deleteria per la formazione delle nuove generazioni e frustrante per le altre; la televisione come mezzo di “acculturamento” non può essere adeguato, è un mezzo che non stimola i sensi, è asettica, è comoda, ucciderebbe la curiosità di qualunque individuo, senza contare che seguendo un percorso del genere si arriverebbe prestissimo alla globalizzazione della cultura, i media ci riempirebbero la testa con solo una delle tante facce della medaglia, facendoci perdere il senso della pluralità delle esperienze, e mostrandoci tutto da un solo punto di vista. La televisione è un ottimo strumento di divulgazione, ma si deve per forza andare oltre, deve attivare in noi una curiosità, non deve convincerci di essere appagati così..
Per fare un viaggio non è sufficiente guardare Licia Colò la Domenica pomeriggio!

Privilegiare la televisione a discapito del teatro per motivi economici sarebbe come, di fronte a problemi di spazio in un museo decidere di salvare Caravvaggio e distruggere perché attira più pubblico.
Seguendo il consiglio di Baricco il rapporto degli individui con la cultura potrebbe solo che peggiorare, e quell'elite, quella casta di intellettuali a cui fa riferimento non farebbe altro che arroccarsi in, sempre più piccoli, circoli chiusi.

1 commento:

  1. La costruzione del senso critico e' effettivamente cosa faticosa e incerta.
    Credo che il Teatro e la forma di rappresentazione teatrale andrebbero maggiormente curate ad esempio a livello scolare. Sarebbero un apalestra di cultura e di avvio alla comunicazione con il prossimo.

    RispondiElimina